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Rafforzare la cooperazione territoriale in Europa: la scommessa migliore per il nostro futuro comune  

Editoriale di Karl-Heinz Lambertz, Presidente del Comitato europeo delle regioni (CdR), e di Francina Armengol, presidente delle Isole Baleari, membro del CdR e presidente dell'euroregione Pirenei-Mediterraneo, in vista della 9a riunione annuale della Piattaforma dei gruppi europei di cooperazione territoriale (Palma di Maiorca, 27 settembre 2019).

L'eliminazione degli ostacoli e la promozione della cooperazione territoriale tra gli Stati membri sono sinonimi di integrazione europea e solidarietà. Fin dalla sua creazione, avvenuta più di 60 anni fa, l'UE ha sostenuto queste iniziative intese ad approfondire la coesione territoriale, lottare contro le disuguaglianze regionali e aprire il mercato unico. Tuttavia, gli oneri amministrativi, la mancanza di investimenti e recenti eventi politici come la crisi migratoria hanno fatto sì che le opportunità offerte dalla cooperazione territoriale non siano ancora state pienamente realizzate.

Con 150 milioni di persone, pari al 30 % della popolazione dell'UE, che vivono nelle regioni frontaliere interne, la cooperazione in settori quali lo sviluppo sostenibile, i trasporti, l'assistenza sanitaria e la cultura è essenziale per l'integrità del mercato unico e per l'integrazione europea. Proteggere, sostenere e investire nella cooperazione transfrontaliera non va a vantaggio solo delle comunità frontaliere, ma dell'Unione europea nel suo complesso. Con l'introduzione di politiche e programmi quali la cooperazione territoriale europea e i fondi regionali dell'UE (politica di coesione), l'UE sostiene la cooperazione transfrontaliera da oltre 30 anni.

Le euroregioni e i gruppi europei di cooperazione territoriale (GECT) - che consentono a due o più regioni di Stati membri diversi di collaborare in ambiti di comune interesse economico, sociale, culturale e politico - hanno svolto un ruolo particolarmente importante nell'approfondimento dell'integrazione europea.

Istituita nell'ottobre 2004, l' euroregione Pirenei-Mediterraneo sostiene la cooperazione territoriale tra la Catalogna, le isole Baleari e l'Occitania, con l'obiettivo di essere un'euroregione innovativa e sostenibile e di recuperare un'identità politica e culturale condivisa. Ha inoltre contribuito al lancio di progetti come il pluripremiato ospedale di Cerdanya, situato sul confine franco-catalano dei Pirenei, il primo ospedale transfrontaliero in Europa.

Per quanto i cittadini delle regioni transfrontaliere possano essere diversi in termini di lingua e di cultura, nella maggior parte dei casi devono affrontare gli stessi ostacoli allo sviluppo economico e sociale. Le differenze in termini di competenze, strutture e normative tra le regioni frontaliere hanno frenato molte opportunità di cooperazione. La Commissione europea ha segnalato che eliminare completamente gli oneri transfrontalieri farebbe aumentare il PIL dell'8 % e ha adottato misure importanti tese a ridurre la burocrazia. Tuttavia, le proposte di introdurre criteri relativi alla densità di popolazione nei territori di confine al momento di decidere in merito all'accesso ai fondi rischiano di ostacolare la cooperazione territoriale.

L'UE sta mettendo a punto un nuovo meccanismo giuridico transfrontaliero europeo , che consentirà a due o più enti locali o regionali di firmare un accordo per avviare un rapporto di cooperazione transfrontaliera. Tale iniziativa ha il potenziale per promuovere progetti tra territori di confine, consentendo alle regioni di rispecchiare la legislazione nei rispettivi Stati membri. Ciò che è certo è che queste e altre misure a sostegno della cooperazione regionale, territoriale, transnazionale e transfrontaliera dovrebbero essere considerate una priorità per il nuovo Parlamento europeo e per la nuova Commissione europea. È inoltre evidente che una cooperazione transfrontaliera riuscita deve dare alle regioni la capacità di pianificare i programmi e di prendere decisioni in autonomia.

Anche con il giusto livello di volontà politica e con la riduzione degli oneri amministrativi, per avere successo la cooperazione territoriale ha bisogno di investimenti. Nell'ambito dell'attuale bilancio dell'UE (2014-2020) saranno investiti nella cooperazione tra le regioni quasi 10 miliardi di EUR di fondi della politica di coesione, di cui 6,8 miliardi già impegnati per le regioni transfrontaliere. La riduzione proposta dei fondi di coesione destinati alla cooperazione territoriale dal 2,75 % al 2,5 % pregiudicherebbe gli sforzi volti a definire strategie di sviluppo economico e a promuovere la solidarietà europea.

Con l'insediamento del nuovo Parlamento europeo e della nuova Commissione, l'Unione europea deve concentrare tutti i suoi sforzi per dimostrare la solidarietà europea e rafforzare l'integrazione. Se l'UE vuole contrastare il populismo e rispondere alle nuove sfide quali la globalizzazione, le disuguaglianze, la migrazione e i cambiamenti climatici, dobbiamo continuare a lavorare insieme per rafforzare la cooperazione territoriale e trasformare le nostre regioni nei motori della crescita sostenibile, a vantaggio di tutti i cittadini in ogni parte d'Europa.

Nota informativa

Quest'anno la riunione annuale della Piattaforma dei gruppi europei di cooperazione territoriale si terrà il 27 settembre 2019 a Palma di Maiorca e sarà organizzata dal Comitato europeo delle regioni in partenariato con il GECT Euroregione Pirenei-Mediterraneo e con il governo delle Isole Baleari.