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Potenziare i servizi pubblici transfrontalieri è essenziale per migliorare la vita quotidiana nelle regioni europee di frontiera  

Il tema del miglioramento dell'accesso ai servizi pubblici da parte dei cittadini che vivono nelle regioni di confine dell'UE costituisce l'asse portante del parere elaborato da Pavel Branda (CZ/ECR) e discusso dai membri del Comitato europeo delle regioni durante la sessione plenaria di febbraio. Nel parere, Branda sottolinea i vantaggi della prestazione di servizi pubblici transfrontalieri e raccomanda di rafforzare il quadro giuridico in materia, le strutture permanenti (come i punti di contatto transfrontalieri) e il sostegno finanziario attraverso l'iniziativa REACT-EU.

Quasi un terzo dei cittadini dell'UE vive o lavora in una regione di confine, in cui l'accesso ai servizi pubblici (come i trasporti, l'istruzione o l'assistenza sanitaria) è spesso limitato rispetto alle regioni che sono situate al centro del territorio nazionale o in cui si trova la capitale del paese. Questo vale in particolare per le zone scarsamente popolate, dove per giunta la popolazione residua è mediamente sempre più anziana. La prestazione di servizi pubblici transfrontalieri non solo migliorerebbe la qualità di vita dei cittadini su ogni lato della frontiera, ma renderebbe anche i servizi pubblici più efficienti in termini di costi. Nel parere del CdR sul tema "I servizi pubblici transfrontalieri in Europa" si sottolinea che, per istituire e gestire in modo efficiente dei servizi pubblici transfrontalieri, è necessario un quadro giuridico più solido all'interno dell'UE. Inoltre, si invitano gli Stati membri a riesaminare i rispettivi quadri giuridici per quanto riguarda il loro impatto sulle regioni frontaliere, considerato che in molti casi i quadri attuali impongono oneri e costi amministrativi esorbitanti, costringendo di fatto molti enti locali e regionali ad abbandonare i loro piani.

"L'accesso a servizi pubblici transfrontalieri contribuisce a ridurre gli effetti negativi della presenza delle frontiere e a migliorare la qualità della vita dei cittadini che risiedono nelle regioni di confine. Vorremmo che fossero adottate misure più concrete, tese a migliorare i presupposti per l'efficace erogazione dei servizi pubblici transfrontalieri in Europa, ad esempio per quanto concerne il quadro giuridico, le strutture e i finanziamenti ", ha dichiarato Pavel Branda (CZ/ECR), vicesindaco di Rádlo e relatore del parere.

Da parte sua, l'eurodeputata Anne Sander (FR/PPE) ha dichiarato di sostenere con fermezza i servizi pubblici transfrontalieri in Europa, spiegando che "la crisi della COVID-19 ha reso evidente la necessità non solo di potenziare i servizi pubblici transfrontalieri esistenti, ma anche di crearne altri nelle regioni di confine che ne hanno più bisogno. Questi servizi sono i veri pilastri della cooperazione tra gli Stati membri e migliorano notevolmente la vita dei cittadini europei, quasi un terzo dei quali vive e lavora in regioni di confine ed è ogni giorno alle prese con difficoltà per quanto concerne l'accesso all'assistenza sanitaria, l'attraversamento delle frontiere, l'utilizzo dei trasporti, la partecipazione a corsi di formazione, lo svolgimento dell'attività lavorativa e persino i viaggi. Si tratta di una sfida sul piano economico, sociale, politico e umano".

Il relatore Branda raccomanda che gli Stati membri destinino parte delle loro risorse nell'ambito dell'iniziativa REACT-EU ai programmi di cooperazione transfrontaliera, così da permettere una ripresa efficace e un rafforzamento della cooperazione transfrontaliera dopo la crisi della COVID-19. Branda propone inoltre di istituire, ove necessario, punti di contatto nazionali transfrontalieri che siano stabili, permanenti e competenti per tutti i settori amministrativi e che possano contribuire all'eliminazione sistematica degli ostacoli alle frontiere, ed osserva che occorre mantenere un livello minimo di cooperazione transfrontaliera in qualunque circostanza, dunque anche in tempi di crisi.

Nell'ottica di rendere i servizi pubblici più accessibili nelle regioni di confine, il Comitato europeo delle regioni ribadisce il suo fermo sostegno a proposte legislative come il meccanismo per eliminare gli ostacoli giuridici e amministrativi (ECBM), la cui proposta è attualmente bloccata in seno al Consiglio dell'Unione europea. Il relatore sottolinea inoltre i vantaggi e le potenzialità dei gruppi europei di cooperazione territoriale (GECT), che potrebbero essere particolarmente utili quando gli enti pubblici sono i principali prestatori di servizi e bisogna disporre di un bilancio e un organico comuni.

Il Comitato europeo delle regioni ha inoltre aderito all'Alleanza europea dei cittadini transfrontalieri, un'iniziativa lanciata nel giugno 2020 dall'AEBR (Associazione delle regioni frontaliere europee), dalla MOT (Mission Operationelle Transfrontalière) e dal CESCI (Servizio centrale europeo per le iniziative transfrontaliere) dopo le esperienze vissute durante la prima ondata di COVID-19. Tutti i cittadini interessati, che vivano o meno in regioni di confine, sono invitati ad aderire all'Alleanza e a firmare la dichiarazione, che è disponibile sul sito web del Comitato europeo delle regioni.

Contesto:

  • Il meccanismo ECBM è stato proposto nel 2018 dalla Commissione europea come soluzione per superare gli ostacoli giuridici e amministrativi che frenano la cooperazione transfrontaliera. In talune circostanze il meccanismo renderebbe possibile applicare le leggi di uno Stato membro nelle pertinenti regioni di confine di un altro Stato membro. La proposta è attualmente bloccata in seno al Consiglio dell'Unione europea.

  • L' iniziativa REACT-EU , che rientra nel piano di ripresa dell'UE ed è volta ad affrontare le conseguenze economiche della pandemia di COVID-19, è diventata operativa dal 1º gennaio 2021. Essa costituisce uno dei programmi finanziari più imponenti nel quadro del nuovo strumento dell'UE per la ripresa Next Generation EU e ha una dotazione di 47,5 miliardi di euro.

  • I gruppi europei di cooperazione territoriale (EGTC) sono uno strumento giuridico inteso a facilitare e a promuovere la cooperazione transfrontaliera, transnazionale e interregionale. Il Comitato europeo delle regioni gestisce la piattaforma GECT , di cui fanno parte i rappresentanti politici e tecnici di tutti i GECT esistenti e di quelli in fase di costituzione, i membri del gruppo di esperti sul GECT e altri esperti, nonché i rappresentanti delle associazioni pertinenti e di altre parti interessate.

Contatti stampa:

Carmen Schmidle

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carmen.schmidle@cor.europa.eu

Tobias Kolonko

Tel. +32 2 282 2003

tobias.kolonko@ext.cor.europa.eu

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