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Schengen e i diritti in materia di migrazione non dovrebbero essere sacrificati nei momenti di crisi  

Il Comitato europeo delle regioni respinge la chiusura unilaterale delle frontiere Schengen durante le crisi ed esorta l'UE e gli Stati a consultare le regioni.

Le restrizioni alle frontiere interne dell'UE dovrebbero essere reintrodotte solo in ultima istanza, in situazioni di crisi, sulla base di un accordo a livello dell'UE, con modalità che riducano al minimo le perturbazioni per le regioni frontaliere e per un periodo limitato; è quanto ha affermato il Comitato europeo delle regioni in risposta alle proposte della Commissione europea volte a modificare il codice frontiere Schengen. Le revisioni, che riguarderebbero lo spazio Schengen, un'area comprendente 22 paesi dell'UE e alcuni paesi terzi in cui vige la libera circolazione, fanno seguito all'esperienza delle chiusure non coordinate delle frontiere nazionali durante la pandemia di COVID-19.

Le proposte affrontano inoltre direttamente la sfida rappresentata dai paesi confinanti con l'UE che hanno allentato le restrizioni alle frontiere per incoraggiare gli spostamenti non autorizzati su larga scala di cittadini di paesi terzi verso l'UE e per esercitare pressioni sulle frontiere esterne dell'UE. Il problema, che nelle proposte è definito come "strumentalizzazione" della migrazione, è stato portato al centro dell'attenzione pubblica nel 2021, allorché la Bielorussia ha iniziato a organizzare voli e viaggi interni per facilitare il transito di migranti verso l'UE.

La relatrice del parere del CdR sulla governance riveduta dello spazio Schengen, Antje Grotheer (DE/PSE), vicepresidente del Parlamento del Land di Brema, ha dichiarato: "La chiusura non coordinata dei confini nazionali durante la pandemia di COVID-19 ha provocato seri disagi nelle regioni frontaliere perturbando la libertà di circolazione. Dobbiamo limitare l'impatto che i controlli alle frontiere interne causano alle regioni frontaliere. Di fronte alla strumentalizzazione dei migranti a fini politici abbiamo bisogno di una definizione chiara e restrittiva del termine a livello europeo, che non lasci spazio a fraintendimenti, e dovremmo indirizzare i nostri sforzi contro i governi responsabili anziché penalizzare le persone che diventano vittime di tali azioni."

Le proposte della Commissione volte a modificare il codice frontiere Schengen chiariscono e rendono più restrittivi i criteri in base ai quali gli Stati membri dell'UE possono imporre controlli alle frontiere interne. Il parere del CdR, adottato a larghissima maggioranza, accoglie in linea generale con favore questo sforzo. In particolare, il CdR esprime apprezzamento per l'obbligo di tenere conto del probabile impatto dirompente sulla vita sociale e imprenditoriale delle regioni frontaliere, e per la consultazione obbligatoria degli enti locali e regionali.

Il dibattito in seno al CdR è stato fortemente incentrato sulla necessità di garantire che la gestione delle frontiere sia efficiente ed efficace e non danneggi le regioni né limiti il diritto di asilo dei migranti, molti dei quali, sottolinea il parere, sono minori. Nel documento, il CdR sostiene che la definizione proposta di "strumentalizzazione" della migrazione è eccessivamente ampia e manca di chiarezza, che la valutazione d'impatto allegata alla proposta concernente lo spazio Schengen è incompleta e che le proposte offrono troppe possibilità di deroga, con potenziale discapito per i richiedenti asilo. La posizione appena adottata dal CdR suggerisce di introdurre criteri quantitativi e qualitativi concreti per qualificare una situazione come "strumentalizzazione", e di ricorrere a tale termine solo se lo Stato membro interessato è in grado di giustificare il motivo per cui la natura di tali azioni mette a rischio le funzioni essenziali dello Stato.

Una decisione sui casi in cui il termine è appropriato dovrebbe essere presa a livello dell'UE, anziché dai singoli Stati membri, e non dovrebbe essere utilizzata in modo da ridurre le tutele previste dal diritto internazionale in materia di asilo, ha dichiarato il CdR. Il CdR ha affermato che il termine non dovrebbe essere applicato con modalità che limitino le operazioni di aiuto umanitario da parte di organizzazioni non statali. Nell'ottica di contribuire agli sforzi di prevenzione, il CdR ha inoltre invitato le delegazioni dell'UE a presentare relazioni periodiche sulla situazione.

Contesto

Nel 2020 la Commissione europea ha presentato un patto sulla migrazione e l'asilo in cui, tra le varie proposte, ha dichiarato di voler aggiornare le norme dello spazio Schengen al fine di rafforzare la resilienza dei 26 paesi che ne fanno parte alle minacce gravi e di adattare le norme Schengen all'evolversi delle sfide in questo campo. Nel giugno 2021 essa ha proposto una nuova strategia Schengen e una revisione del meccanismo di valutazione e monitoraggio Schengen. Il regolamento su cui il CdR ha votato un parere il 12 ottobre 2022, il codice frontiere Schengen, relativo al regime di attraversamento delle frontiere da parte delle persone, è stato presentato dalla Commissione europea nel dicembre 2021.

Nell'aprile 2022 la Corte di giustizia dell'Unione europea ha stabilito che il ripristino dei controlli alle frontiere interne deve essere limitato a sei mesi anche di fronte a una minaccia grave, a meno che non si presenti una nuova minaccia.

Contatti stampa:

Andrew Gardner, addetto stampa, cell.: +32 473 843 981

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