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I leader locali europei a Varsavia con la commissaria Creţu e i ministri del gruppo Visegrad: politica di coesione decisiva per costruire il futuro dell'Unione europea  

Investire di più per ridurre le disuguaglianze e mobilitare le regioni e le città d'Europa affinché creino opportunità per i cittadini deve essere la risposta fondamentale dell'UE alle sfide poste dallo scenario post-Brexit. È questo il messaggio che i membri della COTER hanno condiviso il 2 marzo a Varsavia con la commissaria UE per la Politica regionale, Corina Crețu, e i ministri per lo sviluppo di Repubblica ceca, Ungheria, Polonia, Slovacchia, Croazia, Bulgaria, Romania e Slovenia.

 

Con un bilancio di 454 miliardi di euro fino al 2020, la politica di coesione è il più potente strumento di investimento dell'UE per sostenere una crescita intelligente e inclusiva in tutte le regioni europee. Attraverso i fondi strutturali, la politica di coesione riduce i divari di sviluppo, diffonde l'innovazione e rende le economie dell'UE più competitive coinvolgendo le istituzioni UE, i governi nazionali e gli enti locali e regionali.

 

Nonostante questo ruolo vitale, regioni e città dell'UE temono che l'obiettivo fondamentale della coesione economica, sociale e territoriale possa essere compromesso nel bilancio dell'UE post-2020, che sarà proposto dalla Commissione europea entro la fine del 2017. Questo timore è dovuto a una serie di fattori: in primo luogo l'impatto della Brexit sulla disponibilità di risorse ma anche il tentativo di centralizzare la gestione delle decisioni d'investimento, sostituire le sovvenzioni con prestiti e orientare le risorse altre priorità come immigrazione, controllo delle frontiere esterne dell'Unione o il sostegno alle riforme strutturali.

 

Queste sfide sono state discusse il 2 e 3 marzo a Varsavia dai membri della commissione COTER, presieduta dal Presidente del Consiglio della Regione Lombardia Raffaele Cattaneo , che nel corso del dibattito ha sottolineato: "Senza politiche di coesione l'Europa non ha futuro. Le Regioni e i territori hanno bisogno di investimenti e risorse per rispondere a quella domanda di maggiore sussidiarietà e partenariato che arriva dal livello locale. Stiamo parlando di misure di sostegno necessarie per la tenuta della stessa Europa. Serve maggiore semplificazione e flessibilità: il libro bianco sul futuro dell'Europa invece fa sorgere più di una preoccupazione sul ruolo che l'Europa vuole affidare al livello locale. Abbiamo bisogno di un'Unione europea più decentrata e meno concentrata sul livello centrale" .

 

Nel confronto con i membri della COTER, la commissaria per la politica regionale Corina Creţu ha dichiarato: " Sempre più cittadini si lamentano del fatto che politici e istituzioni non si curano di loro e affermano di sentirsi tagliati fuori. È tempo di dare un segnale forte, facendo capire che l'Europa si occupa di loro. E quale modo migliore per dimostrarlo se non attraverso la politica di coesione? L'obiettivo della politica di coesione è non lasciare indietro nessuno e migliorare la vita quotidiana di tutti. È per questo che dobbiamo lottare per la politica di coesione e per il suo futuro, perché si tratta del nostro futuro comune. Occupazione e crescita tramite la politica di coesione, certo, ma occupazione e crescita per tutti, per tutte le regioni".

 

Durante la riunione, i rappresentanti regionali e locali hanno esaminato e adottato il progetto di parere sul futuro della politica di coesione dopo il 2020 , elaborato dal presidente del gruppo PPE del CdR, Michael Schneider , sottosegretario di Stato per gli Affari europei della Sassonia-Anhalt.

 

Nel corso della votazione sugli oltre 200 emendamenti, Micaela Fanelli , sindaco di Riccia (CB) e coordinatore ANCI al Comitato, ha dichiarato: " Siamo molto preoccupati per la posizione espressa dal presidente della Commissione europea Junker nel Libro Bianco sul futuro dell'UE. Per la prima volta si mette in discussione la necessità stessa delle politiche di coesione. Per l’Italia sarebbe un colpo mortale. Lavoriamo quindi, insieme alla commissaria Cretu, per dare centralità alle politiche di coesione e costruire un'Europa migliore che ponga i cittadini al centro, dia fiducia e spazio alle autorità regionali e locali, mettendo a loro disposizione strumenti più flessibili e semplici da utilizzare ".

 

.La riunione si è svolta parallelamente ad una riunione ministeriale del gruppo di Visegrad + 4, in cui i ministri per lo sviluppo economico di Repubblica ceca, Ungheria, Polonia, Slovacchia, Croazia, Bulgaria, Romania e Slovenia hanno adottato un documento in cui viene sottolineato il ruolo fondamentale della politica di coesione per il futuro dell'Unione europea.

 

In una conferenza di alto livello organizzata il 3 marzo, esperti e operatori della politica di coesione dell'UE hanno discusso di come semplificare la gestione dei fondi, rendendola nel contempo più efficace e rispondente alle reali esigenze delle economie locali.

 

Il progetto di parere sarà discusso e adottato dal CdR nella sessione plenaria del 10 maggio.

 

Note per la stampa

La politica di coesione dell'UE viene attuata nell'arco di un ciclo di sette anni (2014-2020) attraverso i cinque fondi strutturali e di investimento europei (fondi SIE):

 

il Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), che promuove uno sviluppo equilibrato nelle diverse regioni dell'UE.

 

il Fondo sociale europeo (FSE), che sostiene progetti in materia di occupazione in tutta Europa e investe nel capitale umano dell'Unione europea: i lavoratori, i giovani e tutti coloro che cercano un lavoro.

 

il Fondo di coesione (FC), che finanzia progetti in materia di trasporti e ambiente nei paesi in cui il reddito nazionale lordo (RNL) pro capite è inferiore al 90 % della media dell'UE. Per il periodo 2014-20 i paesi in questione sono Bulgaria, Croazia, Cipro, Repubblica ceca, Estonia, Grecia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Portogallo, Romania, Slovacchia e Slovenia.

 

il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR), che si concentra sulla risoluzione dei problemi specifici che interessano le zone rurali dell'UE.

 

il Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP), che assiste i pescatori nell'adozione di pratiche di pesca sostenibile e le comunità costiere nella diversificazione delle loro economie, migliorando la qualità della vita nelle regioni costiere europee.

 

La dotazione complessiva per il periodo 2014-2020 è pari a 454 miliardi di euro provenienti dal bilancio dell'UE, cui si aggiungono 183 miliardi di euro dai fondi nazionali. Con un bilancio totale di 638 miliardi di euro, la politica di coesione rappresenta il principale strumento d'investimento dell'Unione europea ed è gestita in partenariato dalla Commissione europea, dai governi nazionali e dalle regioni. Per maggiori informazioni e per conoscere dati e tendenze relativi ai singoli paesi, si prega di consultare il portale Cohesion Open Data.

 

 

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