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Dai campi alla tavola: verso un sistema alimentare sostenibile e resiliente nell'UE  

In questa intervista Guido Milana (IT/PSE) risponde a cinque domande sulla nuova strategia "dal produttore al consumatore (dai campi alla tavola)" per un sistema alimentare equo, sano e rispettoso dell'ambiente nell'UE. Il consigliere comunale di Olevano Romano ed ex membro del Parlamento europeo chiede un cambiamento radicale nella produzione e nel consumo di alimenti, a cominciare dal passaggio a sistemi di produzione più ecocompatibili che rispettino i principi della biodiversità e dell'ecologia. Il relatore del parere sul tema " Dal produttore al consumatore (dai campi alla tavola): la dimensione locale e regionale " sottolinea che la pandemia di COVID-19 rende ancora più urgente il passaggio a un sistema alimentare più sostenibile e resiliente. Il parere è stato adottato nel corso della sessione plenaria del Comitato europeo delle regioni di dicembre.

La strategia "dal produttore al consumatore" propone obiettivi ambiziosi in termini di riduzione dell'uso di pesticidi, fertilizzanti chimici e antimicrobici, nonché l'obiettivo di raggiungere il 25 % dei terreni agricoli in agricoltura biologica per promuovere la transizione verso sistemi alimentari sostenibili. È davvero fattibile, tenendo conto del tasso di crescita demografica previsto?

I sistemi alimentari sono responsabili di circa un terzo delle emissioni globali di gas a effetto serra, prodotte principalmente dalla produzione agricola. La riduzione delle emissioni di carbonio provenienti dall'agricoltura è certamente la priorità. Non dobbiamo tuttavia trascurare l'impatto climatico di tutti gli altri settori della produzione alimentare, come il confezionamento, la trasformazione e la distribuzione dei prodotti. È pertanto essenziale che la strategia "dal produttore al consumatore" proponga obiettivi ambiziosi per la riduzione delle sostanze inquinanti. Dobbiamo orientare efficacemente i sistemi di produzione verso forme più ecocompatibili che rispettino i principi della biodiversità e dell'ecologia. Abbiamo bisogno sia di un cambiamento radicale nella produzione e nel consumo degli alimenti, che di una salda alleanza tra produttori e consumatori. Non possiamo tuttavia realizzare questo cambiamento dall'oggi al domani, soprattutto se non forniamo ai produttori in attività un aiuto sufficiente per indirizzare le attuali pratiche di produzione verso la sostenibilità seguendo le nuove pratiche agroecologiche. Dobbiamo soprattutto continuare a finanziare lo sviluppo rurale per assicurare una transizione sostenibile. Al tempo stesso, bisogna puntare in maniera strategica sulla R&S. In sostanza, c'è bisogno non solo di misure punitive e vincolanti, ma anche di un pacchetto di politiche coordinate per promuovere forme di produzione sostenibili dal punto di vista ambientale e sociale, anch'esse adeguatamente remunerate.

In che modo la politica agricola comune dovrebbe sostenere le ambizioni climatiche e ambientali delle strategie "dal produttore al consumatore" e sulla biodiversità?

La politica agricola comune (PAC) è uno strumento fondamentale per l'attuazione sia della strategia "dal produttore al consumatore" che della strategia sulla biodiversità. La PAC mira a garantire protezione economica ai produttori e a facilitare un accesso sicuro ai terreni agricoli, in particolare per i piccoli e medi produttori più vulnerabili. La PAC dovrebbe inoltre fornire adeguati sistemi di incentivi per motivare gli agricoltori a orientarsi verso pratiche più ecocompatibili. Ci rammarichiamo per la mancanza di ambizione nella recente riforma della PAC, soprattutto alla luce degli obiettivi climatici e ambientali delle strategie "dal produttore al consumatore" e della biodiversità, pilastri del Green Deal. Gli obiettivi climatici e ambientali non possono essere conseguiti senza risorse adeguate e senza ingenti investimenti nella produzione sostenibile. La PAC deve essere più in linea con la strategia "dal produttore al consumatore" non solo dal punto di vista ambientale, ma anche per quel che concerne il commercio internazionale, compresi strumenti e politiche settoriali. Occorre inoltre rivedere gli obiettivi della politica comune della pesca (PCP), al fine di modificare il regime dei prelievi e iniziare a considerare il mare come un grande campo da coltivare, piuttosto che come una miniera da cui semplicemente estrarre le risorse ittiche.

In che modo le amministrazioni locali e regionali possono contribuire alla creazione di sistemi alimentari più sostenibili? Potrebbe fornirci qualche esempio di iniziative avviate a livello locale?

Il livello di governance degli enti locali e regionali è un campo di sperimentazione molto fertile. Gli enti territoriali hanno tradizionalmente anticipato le strategie a livello europeo e meritano ora di essere maggiormente coinvolti. Da decenni gli enti locali e regionali di tutta l'UE e a livello internazionale si adoperano per attuare le politiche alimentari locali, istituendo consigli per la politica alimentare o persino bioregioni. Le città e le regioni hanno dimostrato di poter utilizzare strumenti di pianificazione locale e regionale e politiche locali integrate per incoraggiare le forme di agricoltura urbana, le filiere corte e i mercati regionali. In quest'ottica, indicono gare d'appalto sostenibili nel settore alimentare, al fine di fornire alimenti locali, stagionali e biologici alle mense pubbliche, e realizzano iniziative di educazione e sensibilizzazione dei cittadini per migliorare i sistemi alimentari locali. Gli Stati membri e l'UE dovrebbero seguire il loro esempio e collaborare con le città e le regioni per diffondere le buone pratiche nate a livello locale. La comunicazione, il sostegno e l'apprendimento reciproco tra tutti i livelli di governo sono più che mai necessari. Ad esempio, vorremmo che la strategia proposta dalla Commissione europea si ispiri all'esempio dei modelli partecipativi, come i consigli per la politica alimentare che sono stati istituiti in molti enti locali e regionali.

Gli attuali modelli di consumo alimentare sono insostenibili, dal punto di vista sia sanitario che ambientale. Come si può rimediare? Spetta esclusivamente ai consumatori cambiare la loro alimentazione?

Le pratiche di consumo sono un fattore trainante importante nella transizione dei sistemi alimentari. Possiamo osservare che il cambiamento è già in atto: molti consumatori mostrano maggiore attenzione e senso critico nelle loro scelte di consumo. È tuttavia importante superare una logica di nicchia e fare in modo che le scelte alimentari sane e culturalmente appropriate siano accessibili a tutti. Non è accettabile che chi non può permettersi di acquistare alimenti "sani" sia costretto a consumare alimenti insufficienti o di scarsa qualità. Dobbiamo difendere il diritto di ciascuno di avere accesso a un'alimentazione sana e sostenibile. I consumatori, comprese le generazioni più vulnerabili e più giovani, hanno bisogno del nostro sostegno, sotto forma di istruzione e di informazioni accurate e trasparenti, nonché di incentivi per cambiare i modelli di consumo. Dobbiamo tuttavia anche incoraggiare e sostenere il cambiamento adottando una visione onnicomprensiva del sistema di produzione alimentare, incentivando la produzione e l'offerta sul mercato di alimenti sani e a prezzi accessibili. Sono inoltre necessarie misure di protezione sociale per consentire ai gruppi più vulnerabili di compiere scelte alimentari sane in piena autonomia.

In che modo la pandemia incide sui sistemi alimentari locali e regionali? Quali iniziative e misure chiave sono state messe in atto per rafforzare i sistemi alimentari locali e regionali in risposta a questa crisi?

La pandemia ha certamente provocato fratture e cambiamenti a breve e a lungo termine nei sistemi alimentari locali e globali. Ci sarebbe molto da dire sugli effetti della crisi. Tra le conseguenze più rilevanti vanno ricordate le maggiori disuguaglianze in termini di accesso ai prodotti alimentari, nonché l'aumento esponenziale dei cittadini alle prese con la povertà economica. Questa situazione richiede assolutamente misure urgenti, tra cui l'intervento degli enti locali e del terzo settore per garantire la sicurezza alimentare. Come abbiamo visto durante la crisi finanziaria del 2008, i sistemi alimentari sono soggetti a crisi cicliche che ne mettono alla prova la resilienza. La pandemia di COVID-19 rende ancora più urgente adoperarsi per il cambiamento dei sistemi alimentari in direzione della sostenibilità e della resilienza. Nel breve termine, dobbiamo fornire finanziamenti e aiuti mirati e strategici per uscire dalla crisi, ma non dobbiamo dimenticare la necessità di una visione a lungo termine in grado di produrre cambiamenti. Siamo fermamente convinti che si possano trarre insegnamenti preziosi dalla crisi COVID-19. Gli enti locali hanno testimoniato come molti cittadini abbiano riscoperto il valore delle filiere corte e del cibo sano, e durante il lockdown abbiano dedicato più tempo a cucinare e preparare il cibo a partire da prodotti sani e ingredienti autentici dei nostri territori . Ci auguriamo che queste pratiche sane proseguano e, anzi, si moltiplichino una volta superata la crisi COVID-19.

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