Regioni e città vogliono la politica di coesione al centro del rilancio dell'Unione Europea  
EU local leaders want a faster, flexible and ambitious cohesion policy at the heart of Europe's future

Con la politica di coesione, l'UE investe 454 miliardi di euro fino al 2020 per ridurre le disparità e favorire la crescita sostenibile in tutte le regioni. Nel parere adottato l'11 maggio regioni e città evidenziano i risultati concreti raggiunti negli anni scorsi e chiedono che l'Europa a 27 rafforzi il suo impegno al fianco dei cittadini assicurando alle politiche di coesione finanziamenti adeguati, maggiore flessibilità, procedure più semplici e una migliore integrazione con altri strumenti d'investimento dell'UE. I fondi strutturali potranno così accelerare la ripresa rendendola più inclusiva e migliorare la capacità dell'UE di affrontare sfide emergenti come migrazione, cambiamenti climatici e resilienza territorial.

Col parere sul futuro della politica di coesione dopo il 2020, elaborato da Michael Schneider (sottosegretario di Stato del Land Sassonia-Anhalt e presidente del gruppo dei popolari del CdR), il Comitato europeo delle regioni è la prima istituzione dell'UE a prendere una posizione ufficiale su come sviluppare la principale politica di investimento dell'Unione. Il parere mira a influenzare le proposte della Commissione per il bilancio dell'UE post-2020 e chiede alle altre istituzioni UE e agli Stati membri di fare della politica di coesione una piattaforma aperta, democratica e partecipativa su cui rilanciare il progetto europeo.

I leader locali e regionali dell'UE hanno richiamato il ruolo svolto, nell'ultimo decennio, dai fondi strutturali e d'investimento europei (fondi SIE) nel creare posti di lavoro, modernizzare le infrastrutture, potenziare il capitale umano e migliorare la qualità di vita. Al contempo sono consapevoli del potenziale impatto della Brexit sul bilancio dell'UE e delle crescenti pressioni politiche volte a spostare risorse su nuove priorità quali la difesa, i controlli alle frontiere, la sicurezza o su strumenti d’investimento gestiti a livello centralizzato, come il Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS). In questo quadro, il Comitato si oppone a qualsiasi deviazione di fondi e chiede che le politiche di coesione continuino ad avere lo stesso peso percentuale sul totale del bilancio UE (pari a circa un terzo).

I membri italiani del comitato - coordinati dal capodelegazione Enzo Bianco, sindaco di Catania, e dal presidente del Consiglio regionale della Lombardia, Raffale Cattaneo, che presiede la Commissione per le Politiche di Coesione Territoriale del CdR - hanno svolto un ruolo di primo piano nel finalizzare la posizione condivisa dagli enti locali e regionali di tutta l'Unione.

Il sindaco Bianco ha sottolineato che : “ Il lavoro sugli emendamenti svolto dalla delegata ANCI per le politiche di coesione, Micaela Fanelli (sindaco di Riccia - CB), ha consentito alla delegazione italiana di aprire il confronto tra amministratori di tutta Europa sul blocco dei fondi strutturali UE per i Paesi che non rispettano gli impegni sull'accoglienza dei migranti, proposto nei mesi scorsi dal governo italiano . Anche se le preoccupazioni per l'impatto locale di un simile meccanismo hanno prevalso nel voto finale, abbiamo compiuto passi avanti concreti per assicurare che, nel caso in cui resti in vigore il congelamento dei fondi per sanzionare il mancato rispetto della disciplina di bilancio, simili sanzioni vengano applicate anche ai Paesi membri che non si sottraggono agli impegni assunti in materia di immigrazione e di diritti umani ”.

L’impegno del Comitato a difendere e migliorare le politiche di coesione è stato ribadito dal presidente del Consiglio regionale della Lombardia, Raffaele Cattaneo, presidente della Commissione per le Politiche di Coesione Territoriale del CdR: " Senza una politica di coesione che sostenga gli investimenti in tutte le Regioni dell'Unione, le disparità regionali aumenteranno: una politica di coesione riformata, flessibile e meno burocratica può aiutare a invertire questa tendenza. Come assemblea politica dei rappresentanti locali e regionali dell'UE crediamo nell'approccio dal basso, nell'importanza di adottare decisioni quanto più vicine ai cittadini. Le politiche di coesione consentono alle autorità locali e regionali di partecipare direttamente al progetto europeo evidenziando sul territorio i reali vantaggi dell'adesione all'UE. La coesione economica, sociale e territoriale è sancita nei trattati ed è stata un pilastro fondamentale del processo d'integrazione ".

"Dobbiamo puntare su solidarietà, cooperazione e crescita sostenibile. Bisogna quindi continuare a investire in tutte le regioni dell'UE attraverso la politica di coesione. Per farne un vero motore trainante per la crescita è fondamentale rimuovere ostacoli come il carico amministrativo eccessivo connesso alla sua attuazione e il conteggio del cofinanziamento dei fondi nel calcolo dell’indebitamento nazionale ", ha sottolineato la Catiuscia Marini, governatrice dell'Umbria e presidente del gruppo PSE del CdR.

La necessità di garantire il massimo sostegno alle regioni in ritardo di sviluppo è stata inoltre richiamata negli emendamenti proposti da Mauro D'Attis, consigliere comunale di Brindisi e vice-presidente del gruppo PPE del CdR.

 

Le proposte del Comitato

Un finanziamento adeguato : è necessario che il prossimo bilancio dell'UE (Quadro finanziario pluriennale) metta a disposizione delle politiche di coesione stanziamenti sufficienti, pari ad un terzo delle risorse totali (come nel periodo attuale); per quanto riguarda l'equilibrio tra prestiti e sovvenzioni, il Comitato respinge qualsiasi impegno ad aumentare ulteriormente il ricorso a prestiti e strumenti finanziari nel prossimo periodo di programmazione. La scelta va assunta sul campo dagli enti locali e regionali.

Una struttura di base consolidata : è necessario confermare l'attuale struttura della politica di coesione con le sue tre categorie (regioni più sviluppate, in transizione e meno sviluppate). Il prodotto interno lordo (PIL) regionale come principale indicatore dovrebbe essere integrato da criteri armonizzati e coerenti relativi al mercato del lavoro e alle sfide specifiche (sociali, ambientali, geografiche, naturali e demografiche).

Una maggiore flessibilità : è necessario ridurre i vincoli burocratici nella programmazione e nella gestione dei fondi SIE. La concentrazione tematica dovrebbe essere mantenuta al fine di accrescere l'impatto sui territori, ma non deve impedire un sostegno finanziario alle infrastrutture riguardanti le aree prioritarie di intervento. I futuri programmi d'investimento devono poter essere adattati attraverso procedure semplificate, al fine di reagire alle crisi e agli eventi imprevisti (ad es. intensi flussi di rifugiati o calamità naturali).

Semplificazione : Il sistema di erogazione dei fondi SIE è sottoposto a troppe regole ed è esageratamente complesso, con requisiti eccessivi per la gestione e sistemi di controllo ridondanti. Molti dei beneficiari cominciano a pensare che il sostegno dei fondi SIE non valga più gli sforzi necessari per ottenerlo. E' ora dunque di semplificare i programmi a gestione concorrente. Il nuovo quadro giuridico, inoltre, deve essere presentato prima dell'inizio del nuovo periodo di programmazione (entro la metà del 2019 al più tardi). È opportuno evitare qualsiasi applicazione retroattiva delle nuove norme, semplificare i requisiti di gestione e i sistemi di controllo e consentire alle autorità di gestione di decidere se applicare il diritto dell'UE oppure quello nazionale per l'attuazione dei loro programmi.

Una strategia comune : il CdR chiede di evitare duplicazioni e di migliorare il coordinamento attraverso lo sviluppo di un nuovo quadro strategico comune che raggruppi tutti i fondi e le politiche UE per la crescita con un impatto sullo sviluppo regionale, compresi i fondi SIE, il Meccanismo per collegare l'Europa, il programma LIFE, Orizzonte 2020, il FEIS e le strutture di prestito della BEI. In particolare, i fondi SIE e il FEIS hanno ruoli e ambiti di applicazione diversi ma, essendo complementari, occorre agevolarne l'integrazione al fine di mobilitare gli investimenti pubblici e privati per la realizzazione di obiettivi strategici.

Un partenariato vero : regioni e città chiedono che il Codice di condotta sul partenariato sia parte integrante dei regolamenti dei fondi SIE giuridicamente vincolanti, al fine di assicurare che i fondi siano pianificati e gestiti attraverso un'autentica cooperazione tra le autorità europee, nazionali, regionali e locali.

Una migliore governance economica : il legame esistente tra i fondi SIE e il coordinamento delle politiche economiche degli Stati membri nell'ambito del semestre europeo deve essere rafforzato dedicando la dovuta attenzione alla dimensione territoriale dei programmi nazionali di riforma e delle raccomandazioni specifiche per paese. D'altro canto, il CdR chiede di rimuovere tutte le condizionalità, che rischiano di tenere in ostaggio i piani di investimento di città e regioni per inadempienze da parte dei governi nazionali.

 

Per maggiori informazioni:

Studi del CdR sul futuro della politica di coesione
Valutazione del periodo di programmazione 2007-2013
Portale Open Data sulla politica di coesione dell'UE
Dichiarazione del Presidente Markkula nel Consiglio "Affari generali" del 25 aprile sulla coesione


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