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La politica di coesione deve fare di più per promuovere la parità di genere in Europa  

La relatrice Porzi: "può avere un impatto concreto sulle politiche di assistenza all'infanzia, sostegno all'imprenditoria femminile e partecipazione delle donne al mercato del lavoro nelle zone rurali"

La politica di coesione deve affrontare le questioni della parità di genere e della partecipazione delle donne al mercato del lavoro, che sono essenziali per realizzare una maggiore coesione economica e sociale in Europa. Questo è l'invito contenuto in un parere elaborato da Donatella Porzi, consigliera regionale dell'Umbria, e adottato in plenaria dal Comitato europeo delle regioni (CdR) il 2 dicembre. I leader locali e regionali considerano di fondamentale importanza che la prospettiva di genere venga recepita anche all'interno dei piani nazionali per la ripresa e la resilienza.

Nel corso del dibattito in sessione plenaria sul parere La dimensione di genere dei fondi strutturali e di coesione 2021-2027 , i membri del CdR hanno sottolineato l'importanza della parità di genere per perseguire la coesione economica, sociale e territoriale in Europa. La parità di genere dovrebbe rappresentare un criterio orizzontale per l'elaborazione dei programmi della politica di coesione, un obiettivo che i programmi devono perseguire e un potente fattore necessario per realizzare uno sviluppo sostenibile ed equilibrato della politica di coesione.

La relatrice Donatella Porzi (IT/PSE), consigliera regionale dell'Umbria, ha dichiarato: " La politica di coesione dovrebbe ridurre le disparità economiche e sociali regionali, ma cosa fa per ridurre la disuguaglianza di genere? Nel contesto della ripresa dell'UE dopo la pandemia, è fondamentale trovare strumenti concreti per promuovere la parità di genere per aiutare la nostra società nel suo complesso. I fondi di coesione possono avere un impatto concreto quando si tratta di migliorare le politiche di assistenza all'infanzia, sostenere l'imprenditoria femminile o promuovere la partecipazione delle donne al mercato del lavoro nelle zone rurali, solo per citarne alcuni. Una transizione giusta deve iniziare da qui " .

Al dibattito in plenaria ha partecipato Monika Vana (AT/Verdi), membro del Parlamento europeo e relatrice sulla dimensione di genere della politica di coesione.

I membri del CdR sottolineano che la politica di coesione e le modalità di elaborazione dei programmi operativi possono dare un contributo particolare a un effettivo aumento della parità tra uomini e donne, per quanto riguarda il volume dei finanziamenti, la loro natura e la loro destinazione. Chiedono pertanto che il contributo alla parità di genere non sia considerato una prerogativa esclusiva del Fondo sociale europeo , ma provenga da tutti i fondi. Ciò include il Fondo per lo sviluppo regionale ( FESR ) e quello per l'agricoltura e lo sviluppo rurale ( FEASR ), nel cui ambito il problema della parità di genere e della partecipazione delle donne al mercato del lavoro è spesso più presente.

I leader locali e regionali raccomandano alle autorità che gestiscono i programmi europei per il periodo 2021-27 di elaborare progetti e misure volti a promuovere la parità di genere, ad esempio sostenendo l'equilibrio tra vita professionale e vita privata e incoraggiando il reinserimento delle donne che hanno perso il lavoro a causa della pandemia di COVID-19. In effetti, questa crisi ha colpito in modo particolare alcuni settori nei quali lavorano molte donne, come l'assistenza sanitaria e la cura dell'infanzia, esacerbando così le disuguaglianze di genere.

Infine, i membri del CdR considerano di fondamentale importanza che la prospettiva di genere venga recepita anche all'interno dei piani nazionali per la ripresa elaborati nell'ambito di Next Generation EU , applicando ai principali progetti i principi e gli strumenti per la valutazione di genere.

Come primo passo, la Commissione europea intende presentare l'anno prossimo una nuova metodologia per valutare l'impatto sulla parità di genere di una serie di programmi finanziati dall'UE che sono gestiti direttamente dalla Commissione stessa. L'iniziativa non comprende, per il momento, i programmi della politica di coesione, ma potrebbe essere estesa anche a questi programmi in una fase successiva.

Ulteriori informazioni:

Il 24 novembre la commissione Ambiente, cambiamenti climatici ed energia (ENVE) del CdR ha adottato un progetto di parere sul tema Parità di genere e cambiamenti climatici: per integrare la prospettiva di genere nel Green Deal europeo (relatrice: Kata Tüttő, HU/PSE). Il testo sarà messo ai voti nella plenaria di gennaio 2022.

Nel parere Un'Unione dell'uguaglianza: la strategia per la parità di genere 2020-2025 (relatrice: Concepción Andreu Rodríguez, ES/PSE) il CdR " riconosce che dovrebbe adottare codici di condotta che favoriscano la partecipazione a condizioni paritarie delle donne e degli uomini tra i propri membri e nelle posizioni dirigenziali, con l'obiettivo finale di realizzare la parità di genere al proprio interno, ed esorta tutte le istituzioni dell'UE a fare altrettanto ".

Il CdR, in quanto organo dell'UE, ha varato nel 2018 una strategia per la parità di genere che viene aggiornata regolarmente. Nel marzo 2018 l'Ufficio di presidenza del CdR ha adottato una "politica volta a fare in modo che i panel non siano composti soltanto da uomini, sia negli eventi e nei convegni propri che in quelli ospitati nella sede od organizzati insieme ad altri".

Tutte le informazioni sull'attività del CdR volta a promuovere l'equilibrio di genere a livello locale e regionale sono disponibili qui .

Contatto stampa:

Matteo Miglietta

Tel. +32 (0)470 895 382

matteo.miglietta@cor.europa.eu

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