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Le misure in materia di cambiamenti climatici devono tenere ‎ conto della parità di genere, altrimenti si rischiano ripercussioni anche ‎ peggiori sulla qualità di vita delle donne, ammoniscono i leader locali e regionali  

L'assemblea delle città e delle regioni dell'UE invita la
Commissione e i colegislatori a impegnarsi per un bilancio di genere.

I cambiamenti climatici hanno un impatto maggiore sulle fasce più povere della società e, al riguardo, le donne e le ragazze sono particolarmente vulnerabili e rischiano di risentire pesantemente del riscaldamento globale e dei danni ambientali. La politica climatica dell'UE avrà successo solo se ingloberà pienamente la parità di genere in tutte le sue soluzioni, hanno sottolineato i leader locali e regionali.

I responsabili politici eletti a livello locale e regionale che compongono il Comitato europeo delle regioni (CdR) denunciano da tempo la mancata integrazione della dimensione di genere nelle politiche principali dell'UE. Nella sessione plenaria di gennaio il CdR ha adottato un parere dai toni decisi sul tema Parità di genere e cambiamenti climatici: verso l'integrazione della prospettiva di genere nel Green Deal europeo , in cui chiede che la parità di genere sia pienamente sviluppata nelle politiche dell'UE in materia di clima e nel Green Deal europeo. L'iniziativa è scaturita da un recente parere in cui si chiedeva un approccio analogo per la politica di coesione.

Kata Tüttő (HU/PSE), relatrice del parere del CdR e vicesindaca di Budapest, ha dichiarato che "il Green Deal è la nuova strategia di crescita dell'UE, ma non ci sarà una crescita reale se non si affrontano le disuguaglianze di genere. È per questo motivo che il Green Deal è intrinsecamente legato alla parità di genere. Le città e le regioni dispongono di potenzialità enormi per colmare il divario di genere, ma tale obiettivo sarà raggiunto soltanto operando con giustizia e prestando ascolto ai bisogni delle persone. Il Green Deal deve contenere una prospettiva di genere, e bisogna mostrare ai responsabili politici locali che sono attori di primo piano negli sforzi per spingere l'Europa a creare città più vivibili per tutti".

Le disuguaglianze economiche e sociali tra uomini e donne in tutta l'UE hanno un effetto domino in un ampio ventaglio di settori, molti dei quali, come i trasporti e l'energia, sono direttamente interessati dalle politiche dell'UE in materia di clima. Ad esempio, la decarbonizzazione dei veicoli e degli edifici che l'UE deve realizzare per conseguire gli obiettivi ambiziosi del Green Deal non deve svantaggiare ulteriormente le donne e le ragazze, che hanno meno probabilità di permettersi tecnologie più recenti e, quindi, più costose.

Nel parere il CdR chiede non solo che la dimensione di genere sia integrata nella politica climatica, ma anche che la Commissione europea, il Parlamento europeo e il Consiglio dell'UE si impegnino a favore di un approccio di genere per l'elaborazione del bilancio nel suo complesso, stabilendo un chiaro legame tra la dimensione di genere e tutte le decisioni dell'UE in materia di entrate e spese. Tale legame è ancora ben lungi dall'essere una realtà, dato che anche la normativa più recente (come quella che disciplina l'accesso ai finanziamenti dell'UE per la ripresa e la resilienza tesi ad aiutare la crescita post-pandemia) non prevede l'integrazione della dimensione di genere e neppure vi fa cenno.

Informazioni di riferimento:

In occasione della COP 26 di Glasgow dell'anno scorso, il Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (IPCC) ha adottato una decisione su una politica di genere e un piano di attuazione volto a integrare la dimensione di genere nei propri lavori.

Contatto stampa:

David Crous

Tel. +32 470 88 10 37

david.crous@cor.europa.eu

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