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Riforma della politica agricola comune: i rappresentanti eletti degli enti locali e regionali chiedono una PAC giusta, sostenibile e solidale  

Il Comitato europeo delle regioni ha adottato un parere in cui formula le sue raccomandazioni per la riforma della politica agricola comune (PAC) dopo il 2020. La PAC deve continuare a garantire un'agricoltura di qualità, sostenibile, con prezzi equi e impieghi adeguatamente retribuiti, in tutti i territori dell'Unione europea, in linea con l'obiettivo della coesione territoriale; ma occorre anche che essa risponda meglio alle attese dei cittadini e giustifichi il bilancio che le è destinato. Queste e altre raccomandazioni dell'Assemblea europea degli enti locali e regionali danno ancor più forza ai principali risultati della consultazione pubblica sul futuro della PAC (pubblicati il 7 luglio), che indicano come tale politica debba continuare a essere gestita a livello UE e come il sostegno agli agricoltori e la protezione dell'ambiente debbano essere i suoi obiettivi primari.

 

Il parere, adottato a larga maggioranza nella sessione plenaria del 12 luglio, è la risposta del Comitato europeo delle regioni (CdR) alla richiesta della Commissione europea di partecipare all'analisi di prospettiva riguardante la PAC post-2020. Esso rappresenta il contributo del CdR al processo di consultazione a monte della comunicazione della Commissione sulla modernizzazione della PAC, la cui pubblicazione è prevista per la fine di quest'anno e cui seguirà, nei primi mesi dell'anno prossimo, la presentazione di una proposta legislativa.

 

Se, da un lato, il Comitato pone l'accento sui punti di forza dell'agricoltura europea, tra i quali la sua grande diversità, le risorse naturali delle sue zone agricole e la sua capacità d'innovazione, dall'altro insiste sulle sfide alle quali l'agricoltura e i territori rurali devono far fronte e che rendono indispensabile una riforma della PAC: ad esempio, la diminuzione del 20 % del numero delle aziende agricole tra il 2007 e il 2013, le forti disparità nella distribuzione dei pagamenti diretti, la sempre maggiore concentrazione della produzione, la scarsità dei redditi di numerosi agricoltori, le sfide ambientali, climatiche e di salute pubblica e l'allargarsi dei divari di sviluppo tra le zone rurali e quelle urbane.

 

Davanti a tale constatazione, il relatore Guillaume Cros (FR/PSE), vicepresidente del consiglio regionale dell'Occitania, fa notare che "tutti noi vogliamo dei territori rurali vitali, dinamici e innovativi, e per averli non si può fare a meno di accrescere fortemente l'attrattiva del mestiere di agricoltore e dargli un adeguato riconoscimento economico grazie a un reddito agricolo giusto e stabile, ricavato innanzitutto dalla vendita dei prodotti, ossia dal mercato. Dobbiamo quindi regolamentare i mercati agricoli, non solo per prevenire le crisi settoriali ma anche perché stabilire regole ex ante costa assai meno che intervenire a posteriori. Inoltre, se si considera il fatto - recentemente confermato dalla Commissione europea - che l'80 % delle aziende agricole riceve soltanto il 20 % dei pagamenti diretti, si impone una ripartizione più giusta tra i beneficiari nonché più giustificata per i contribuenti".

 

Czesław Siekierski (PL/PPE), presidente della commissione Agricoltura del Parlamento europeo, rivolgendosi alla plenaria ha dichiarato che "la nuova politica di sviluppo delle zone rurali dovrebbe sostenere non soltanto gli agricoltori ma anche la loro scelta di intraprendere attività non agricole. Essa dovrebbe avere una forte dimensione territoriale ed essere decisamente orientata alla realizzazione di progressi riguardanti tutti i tipi di servizi. Un'agricoltura rispettosa dell'ambiente e del clima è essenziale per lo sviluppo sostenibile di un paese. Alla base dello sviluppo dell'agricoltura vi è la necessità di mantenere l'afflusso di giovani agricoltori nel settore, il che è legato alla garanzia di un reddito adeguato e alla stabilizzazione dei mercati agricoli, come pure al consolidamento della posizione degli agricoltori nella catena dell'approvvigionamento alimentare".

 

Primo pilastro: mercati, prezzi, redditi agricoli e ambiente

 

Secondo il CdR, il bilancio della PAC deve essere mantenuto a un livello sufficiente. Il Comitato, infatti, è contrario all'idea - prospettata dalla Commissione nel suo documento di riflessione sul futuro delle finanze dell'UE - di un cofinanziamento del primo pilastro della PAC, che equivarrebbe a rinazionalizzare la politica agricola, graverebbe sui bilanci delle regioni e penalizzerebbe gli Stati membri più poveri.

 

Riguardo poi ai pagamenti diretti, correlati alla superficie, i rappresentanti degli enti locali raccomandano di fissare dei massimali e di modularli tenendo conto del numero di addetti per azienda agricola. L'obiettivo è segnatamente quello di sostenere le piccole imprese familiari e favorire l'insediamento di giovani agricoltori. Il CdR chiede inoltre di ridurre le disparità nei livelli dei pagamenti diretti tra le varie aziende agricole e tra i singoli Stati membri.

 

Altra raccomandazione forte: l'UE, prima importatrice ed esportatrice di derrate alimentari, deve far sentire il suo peso a livello internazionale affinché siano modificate le regole attuali del commercio internazionale agricolo e garantite condizioni eque negli accordi commerciali conclusi con i paesi terzi. La priorità deve essere accordata alle aziende agricole familiari che si concentrano sui mercati locali e regionali e sulle filiere brevi.

 

Il Comitato ricorda che la posizione dei produttori agricoli è spesso troppo debole rispetto a quella dell'agroindustria e della grande distribuzione, e raccomanda perciò una maggiore concertazione tra tutti gli operatori di ciascuna filiera, che consenta loro di ripartire i margini equamente.

 

"La questione ambientale non può continuare ad essere un terreno di scontro tra agricoltori e ambientalisti. Le sfide della sicurezza alimentare, della salute pubblica, della biodiversità, della gestione delle risorse idriche, della fertilità dei suoli e dei cambiamenti climatici sono le stesse per tutti", avverte Guillaume Cros. Al riguardo, i rappresentanti degli enti locali raccomandano di rafforzare le misure di protezione del clima e dell'ambiente, in particolare attraverso la rotazione delle colture, il mantenimento del divieto di aratura dei prati permanenti e la salvaguardia delle aree di interesse ecologico, senza coltivazioni né utilizzo di prodotti fitosanitari.

 

Secondo pilastro: sviluppo rurale

 

Nell'UE le regioni rurali e intermedie rappresentano oltre il 90 % del territorio: in esse vive il 60 % della popolazione e si trova oltre il 50 % dei posti di lavoro. Bastano questi dati per comprendere perché il CdR invochi un rafforzamento del secondo pilastro della PAC e chieda di dare agli Stati membri un margine di manovra più ampio per trasferire fondi dal primo al secondo pilastro.

 

Il CdR, inoltre, propone di incrementare il contributo complessivo dell'UE per le zone rurali, che si è notevolmente ridotto, e di semplificare l'integrazione delle risorse dei vari fondi che finanziano lo sviluppo rurale. Nel far ciò, si dovrebbe privilegiare in particolare l'innovazione tecnica e sociale, la formazione professionale, la salvaguardia dei servizi pubblici locali e il superamento del divario digitale.

 

- Parere del CdR "La PAC dopo il 2020" (la versione consolidata con gli emendamenti sarà disponibile nei prossimi giorni)

- Le foto della sessione plenaria sono disponibili sulla nostra galleria Flickr

 

Persona da contattare:

Nathalie Vandelle

Tel. +32 2 282 24 99

nathalie.vandelle@cor.europa.eu