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Intervista al presidente della regione Emilia-Romagna e presidente del ‎ Consiglio dei comuni e delle regioni d'Europa (CCRE), Stefano Bonaccini  

Il Comitato europeo delle regioni (CdR) vanta una lunga e proficua collaborazione con il Consiglio dei comuni e delle regioni d'Europa (CCRE) , che quest'anno compie 70 anni. Il CdR e il CCRE hanno finora portato a termine numerose iniziative, consultazioni e attività congiunte e prevedono di realizzarne molte altre in futuro. A pochi giorni dall'avvio della 19 a edizione della Settimana europea delle regioni e delle città , che si terrà dall'11 al 14 ottobre, abbiamo incontrato il presidente della regione Emilia-Romagna e presidente del CCRE, Stefano Bonaccini, per chiedergli come gli enti locali e regionali stiano affrontando le nuove sfide poste dalla pandemia di COVID-19, dagli squilibri climatici e dalle disuguaglianze territoriali.

Presidente Bonaccini, dopo sette decenni di lavoro per rafforzare il ruolo degli enti locali e regionali in Europa, quali sono, a Suo avviso, i principali risultati ottenuti dal CCRE?

In politica settant'anni sono tanti e i risultati conseguiti dal CCRE sono numerosi. Nei primi anni il CCRE ha contribuito notevolmente al progetto europeo promuovendo il gemellaggio tra città, un'iniziativa cruciale per riconciliare le persone in tutto il vecchio continente all'indomani della guerra. Attualmente si stima che vi siano oltre 20 000 gemellaggi in tutta Europa.

Essenziale è stata anche la protezione della democrazia e dell'autonomia locali, e le attività di sensibilizzazione condotte dal CCRE in questo ambito sono culminate nella Carta europea dell'autonomia locale del Consiglio d'Europa del 1985. Oggi i 47 firmatari della Carta si impegnano tutti a rispettare la democrazia locale e il Congresso dei poteri locali e regionali d'Europa ha la responsabilità di valutare l'applicazione della Carta, in ciascuno Stato membro, mediante un monitoraggio periodico condotto paese per paese.

Nel corso degli anni abbiamo esteso il nostro raggio d'azione per occuparci di una gamma sempre più vasta di questioni, quali la parità di genere, l'ambiente o la cooperazione internazionale. Tuttavia, in termini di risultati, vorrei citare due esempi recenti.

In collaborazione con altre reti di enti locali e regionali siamo riusciti a influenzare positivamente i negoziati sulla politica di coesione per garantire che i comuni, le città e le regioni siano consultati nella progettazione e nell'erogazione dei fondi dell'UE. Al fine di moltiplicare i nostri sforzi, ci siamo uniti ad altri sostenitori di una politica regionale forte per formare la # CohesionAlliance (Alleanza per la coesione), lanciata dal Comitato europeo delle regioni nel 2018.

Inoltre, grazie al CCRE, è stato di recente riconosciuto che le associazioni nazionali ed europee di enti locali e regionali non devono più figurare nel registro per la trasparenza dell'UE. Pertanto, i comuni, le regioni e i loro rappresentanti non sono più trattati come lobbisti del settore privato, bensì come parte integrante della governance democratica dell'Europa.

Il contesto è indubbiamente cambiato negli ultimi decenni. Qual è oggi la ragion d'essere del CCRE?

Benché l'integrazione europea abbia consentito agli Stati membri di godere del più lungo periodo di pace mai trascorso, oggi ci troviamo a combattere altri tipi di battaglie. La pandemia ha dimostrato che le nostre vite possono facilmente cambiare in pochi giorni, ma anche che gli enti locali e regionali svolgono un ruolo fondamentale, in tutti i tipi di territori, per rispondere alle esigenze di base dei cittadini e garantire la coesione e la sicurezza nelle nostre comunità in tempi di crisi.

Il CCRE ha reagito rapidamente, offrendo ai suoi membri uno spazio per lo scambio di esperienze su come gli enti locali e regionali stessero attuando le misure sociali e di protezione necessarie con l'aggravarsi della crisi sanitaria. Abbiamo valutato con attenzione l'impatto devastante della crisi sulle finanze locali e regionali e abbiamo lanciato l'allarme sulle ridotte capacità delle regioni e dei comuni di investire in un futuro più sostenibile.

Ma dobbiamo ancora lottare affinché la loro voce sia ascoltata, sia a livello dell'UE che a livello nazionale. Nel quadro di una consultazione condotta in collaborazione con il CdR, abbiamo documentato l'insufficiente consultazione dei rappresentanti dei comuni e delle regioni nella preparazione dei piani nazionali per la ripresa e la resilienza. Dobbiamo assumere una posizione decisa per affermare il loro diritto di essere coinvolti. Fortunatamente abbiamo potuto contare sul sostegno della Commissione europea e del Parlamento europeo per amplificare il nostro messaggio. Il CCRE continuerà a monitorare l'attuazione di questi piani nei prossimi mesi.

Il clima continua a occupare un posto di rilievo nell'agenda legislativa dell'UE ("Pronti per il 55 %" - Fit for 55, fondo sociale per il clima, ecc.): in che modo le città e le regioni contribuiscono all'avanzamento della transizione verde?

La lotta ai cambiamenti climatici è l'altra battaglia che non possiamo permetterci di perdere. I nostri territori sono sempre più esposti a inondazioni, come abbiamo potuto rilevare quest'estate in Belgio, in Germania e nei Paesi Bassi. Ma c'è anche stato il fenomeno degli incendi che hanno devastato la Grecia, la Francia, la Turchia, oltre al mio paese, l'Italia. I cambiamenti climatici non sono più una sfida per domani, bensì una sfida che incide sulla nostra vita di oggi.

L'impegno manifestato dalla Presidente von der Leyen nel Green Deal europeo è un chiaro segnale del fatto che l'UE sta spingendo per portare avanti la transizione verde. Ma senza un efficace sostegno agli enti locali e regionali da parte dell'UE e degli Stati membri, le sue affermazioni resteranno lettera morta. In questo contesto l'UE deve riflettere su come non lasciare indietro nessun territorio, comprese le regioni più piccole e meno connesse, dotate di minori risorse umane e finanziarie.

Non è sufficiente stanziare fondi al momento in cui si verifica una catastrofe come quelle che hanno segnato la scorsa estate. Dobbiamo mettere a punto uno strumento di prevenzione che aiuti i comuni e le regioni ad adattarsi ai cambiamenti climatici e ad essere pronti ad affrontare qualsiasi evento climatico estremo. Queste sono solo alcune delle questioni che il CCRE può trattare per contribuire a rafforzare la resilienza ai cambiamenti climatici.

In che misura il programma Next Generation EU può aiutare le città e le regioni ad affrontare questa sfida?

In base alle regole di spesa, almeno il 37 % dei fondi dell'UE per la ripresa dovrebbe essere destinato alla lotta ai cambiamenti climatici. In Italia è prevista l'integrazione di un maggior numero di regioni nella rete ferroviaria ad alta velocità e l'ampliamento delle piste ciclabili e delle reti di autobus a emissioni zero. I cittadini chiedono ulteriori azioni sul campo e i piani di ripresa rappresentano una grande opportunità per soddisfare le loro aspettative.

Un altro tema importante è quello della transizione digitale. Tra i numerosi progetti previsti, il piano di ripresa dell'Italia destinerà il 25 % del bilancio totale al sostegno della digitalizzazione della nostra pubblica amministrazione o alla realizzazione di servizi pubblici digitali. Ma punteremo anche a trasformare i territori vulnerabili in regioni intelligenti e sostenibili investendo nel settore degli alloggi sociali o rafforzando i servizi sociali locali.

Ora che la maggior parte dei piani è stata approvata, dobbiamo seguire con attenzione la loro attuazione. È necessario che la Presidente von der Leyen mantenga gli impegni assunti quando ha affermato che gli enti locali e regionali saranno al centro della nostra ripresa.

Le finanze locali e regionali sono state colpite duramente dalla pandemia. In che situazione versano attualmente?

La pandemia ha danneggiato gravemente i bilanci locali. Sebbene la crisi abbia confermato il ruolo cruciale degli enti locali e regionali, l'impatto sulle nostre finanze e sulla nostra capacità di investire a lungo termine è stato devastante.

Secondo il nostro monitoraggio delle finanze locali, l'"effetto forbice" è stato confermato da un drastico calo delle entrate e da un'impennata della spesa, dovuta in particolare alla prestazione di servizi di assistenza sociale, all'acquisto di dispositivi di protezione e al sostegno alle imprese, al settore del turismo, alle attività culturali e alle associazioni locali. Abbiamo inoltre rilevato delle disparità nell'entità e nella tipologia di sostegno fornito dai governi nazionali ai piccoli comuni, alle città e alle regioni. Seguiremo da vicino l'imminente riforma della governance economica dell'UE, promuovendo un quadro favorevole agli investimenti locali e regionali.

Quale sarà il ruolo degli enti locali e regionali e delle loro associazioni nel futuro dell'Europa?

Oggi il 77 % degli europei ritiene che gli enti locali e regionali e la società civile dovrebbero essere consultati in merito all'utilizzo dei fondi Next Generation EU. Questo è un chiaro segnale del fatto che i comuni e le regioni devono svolgere un ruolo nella governance europea.

Gli enti locali e regionali e le loro associazioni si trovano nella posizione migliore per creare il legame tra i cittadini e le istituzioni dell'UE ed è proprio quello che la crisi ha dimostrato: solo lavorando in stretta collaborazione (l'Unione Europea, i governi nazionali, gli enti locali e regionali) potremo proporre soluzioni per il benessere dei cittadini. Posso assicurarvi che siamo pronti a mobilitare i cittadini nei dibattiti sul futuro dell'Europa: il CCRE svolgerà il suo ruolo in questo processo democratico. La Conferenza sul futuro dell'Europa costituisce un'opportunità da non perdere per rafforzare la cooperazione con gli enti locali e regionali. Cogliamo quindi questa opportunità per mettere i comuni e le regioni al centro del progetto europeo!

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