Intervista a Vito Santarsiero, relatore del Comitato europeo delle Regioni sulla riqualificazione sismica del patrimonio edilizio ed infrastrutturale

Vito Santarsiero, Consigliere regionale della Regione Basilicata, è relatore del parere su "Una politica europea per la riqualificazione sismica del patrimonio edilizio ed infrastrutturale" adottato dalla commissione NAT il 1 Giugno 2017.
Insieme alla delegazione del CdR condotta dal Presidente Markkula e dal Vicepresidente Karl-Heinz Lambertz, ha visitato dal 24 al 26 Maggio le regioni italiane colpite dal terremoto nel 2016: Umbria, Lazio, Abruzzo e Marche. Volentieri condividiamo le sue impressioni dopo la visita.

"Il Comitato Europeo delle Regioni non poteva dare segnale più forte di rispetto e di attenzione alle regioni italiane colpite dal terribile sisma del 2016 che recarsi sul posto con una propria autorevolissima delegazione, guidata dal Presidente Markkula, dal suo vice Lambertz e dal Presidente della Commissione COTER Cattaneo, della quale il sottoscritto ha avuto il piacere di far parte, accompagnato dal Professor Angelo Masi, esperto nominato per il parere sulla “Riqualificazione sismica”.

Settecento chilometri percorsi e tanti incontri in meno di 48 ore per una visita che non poteva non lasciare un segno profondo nell'animo degli uomini nonché sollecitare il senso di responsabilità degli uomini politici. Rendersi conto sul posto della reale devastazione causata dal sisma nei centri abitati e poter comprendere in maniera diretta la sofferenza delle popolazioni, il dramma che vivono, i loro disagi, le loro paure, va ben oltre ogni dossier, ogni resoconto, ogni descrizione.

Non è possibile, infatti, restare indifferenti dopo una esperienza così forte, non è possibile restare indifferenti dopo aver visto quanto accaduto e dopo aver ascoltato cittadini, amministratori, tecnici, operatori.

Resteranno per sempre negli occhi di ciascuno dei componenti della delegazione le rovine di Campotosto, di Amatrice, quelle della sue frazioni, quelle di Arquata del Tronto e delle Chiese di Norcia; e sarà impossibile dimenticare gli sguardi delle popolazioni colpite a distanza di mesi, sguardi ancora così smarriti se pur carichi di voglia di ripartire.

Certamente si è potuto apprezzare lo sforzo già messo in campo meritoriamente dai Comuni, dalle Province, dalle Regioni, i cui Presidenti sono scesi direttamente in campo, come si è potuto apprezzare lo sforzo dello Stato centrale, che ha voluto un Commissario straordinario per coordinare tutte le azioni di ricostruzione, nonché quello efficace e complesso della Protezione Civile Nazionale.

Se però è apprezzabile il lavoro già fatto, sono apprezzabili le scuole e le case già pronte per superare la fase emergenziale e i tanti cantieri aperti, è tuttavia evidente che vi è ancora moltissimo da fare, che si è appena all'inizio di un processo di ricostruzione che deve avere tempi rapidi ed essere coniugato con il sostegno allo sviluppo se si vuole davvero consentire a questi territori di avere un futuro.

Di fronte a tanta devastazione, inoltre, si è fatta chiara la consapevolezza che la causa dei morti e dei danni non è tanto il terremoto in sé, seppure forte come in questo caso, quanto la pessima qualità del costruito, perché questo testimoniano chiaramente i tanti casi di edifici senza danno o con danni limitati presenti nelle medesime zone distrutte.

La conferma viene proprio da Norcia dove si è potuto verificare che gli efficaci interventi di riqualificazione strutturale sul patrimonio edilizio, avvenuti dopo i terremoti del 1979 del 1997, sono stati tali da evitare morti e distruzione, anche in occasione della violentissima scossa che il 30 Ottobre scorso ha avuto come epicentro proprio Norcia, scossa che è stata la più violenta degli ultimi 50 anni in Italia dopo quella dell'Irpinia.

In merito, rilevati i crolli e i gravi danni al patrimonio storico e monumentale, come nelle chiese e nelle mura di cinta del centro storico, sarà invece necessaria un’attenta e consapevole rilettura del come siano stati effettuati in passato interventi su tali opere.

Alla fine questa visita lascia tre messaggi principali:

  • il primo dice che è stata quanto mai opportuna la decisone della Commissione di consentire agli Stati membri, ed oggi in particolare modo all'Italia, di poter utilizzare fino al 5% delle risorse del FESR per interventi di ricostruzione post sisma;

  • il secondo invita a sviluppare ancor più azioni di comunicazione e divulgazione tese a favorire nella popolazione un'adeguata cultura del rischio in grado di garantire atteggiamenti e reazioni coerenti in caso di terremoti;

  • il terzo indica che è il momento di aprire una nuova stagione di interventi, quella della riqualificazione preventiva del patrimonio edilizio ed infrastrutturale.

Il 40% della superficie abitativa dell'Unione Europea è stata realizzata prima degli anni Sessanta ed è pertanto “vecchia” e generalmente inadeguata a reagire ad un sisma. Occorre intervenire prima per evitare morti, danni e pregiudizio alle azioni attuali e future messe in campo per lo sviluppo dei territori. Deve essere questa una delle nuove sfide della politica di coesione.

Un plauso va alle strutture del CdR e dei suoi gruppi per la organizzazione della visita e le attenzioni messe in campo, come anche va sottolineata la puntuale ed incisiva azione di chi ha curato la comunicazione."


Vito Santarsiero

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